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Come tradurre un sito WordPress: metodi, plugin e SEO

Illustrazione: sito web con il menu per scegliere la lingua aperto (italiano, inglese, tedesco, francese) su un portatile

In breve: Per tradurre un sito WordPress scegli un plugin multilingua che crei pagine vere per ogni lingua, con un loro indirizzo (es. /en/). Poi decidi tra traduzione curata, automatica o automatica rivista, traduci anche menu, moduli e title SEO, e controlla che le versioni siano collegate con hreflang.

Tradurre un sito non vuol dire solo passare i testi in un traduttore. Se lo fai bene, ogni lingua diventa un piccolo sito che Google può trovare e che il cliente straniero legge senza fatica. Se lo fai male, hai pagine che nessuno vede o, peggio, testi che fanno sembrare la tua attività poco seria.

In questa guida ti spiego come tradurre un sito WordPress: le scelte da fare prima, i plugin più usati e i controlli che faccio sui siti multilingua che realizzo.

Prima scelta: pagine vere o traduzione nel browser

Esistono due famiglie di soluzioni:

  • pagine tradotte vere: ogni lingua ha un suo indirizzo (es. sito.it/en/rooms/), salvato sul server o servito dal plugin. Google le legge e le può mostrare a chi cerca in quella lingua;
  • traduzione solo nel browser: un widget traduce la pagina al volo per chi la visita. Il visitatore legge nella sua lingua, ma per Google esiste solo la versione italiana.

La seconda strada va bene solo se ti interessa che chi è già sul sito capisca i contenuti, e non che ti trovi chi cerca in un’altra lingua. Per una struttura turistica o un e-commerce che vende all’estero servono pagine vere.

Seconda scelta: chi traduce

MetodoProControQuando lo uso
Traduzione curata (da una persona)Testi naturali, termini giusti, tono del marchioPiù tempo e costoPagine principali, servizi, testi legali
AutomaticaVeloce, economica, copre molte pagineErrori di senso e di tono, termini tecnici sbagliatiArchivi molto ampi, contenuti secondari
Automatica rivistaBuon equilibrio tra tempo e qualitàServe comunque qualcuno che conosca la linguaLa maggior parte dei siti di PMI

Un consiglio pratico: anche con la traduzione automatica, fai rivedere almeno home, pagine dei servizi, pagina contatti e moduli. Sono le pagine dove una frase sbagliata costa un cliente.

Terza scelta: la struttura degli indirizzi

  • sottocartelle (sito.it/en/): la soluzione più semplice da gestire, tutte le lingue sullo stesso dominio;
  • sottodomini (en.sito.it): utili se le lingue hanno gestioni separate;
  • domini diversi (sito.it, sito.de): ha senso quando ti rivolgi a paesi diversi con offerte diverse, ma moltiplica domini, certificati e lavoro SEO.

Per la maggior parte delle attività che seguo le sottocartelle sono la scelta giusta.

I plugin più usati per tradurre WordPress

Non c’è un plugin migliore in assoluto: dipende dal sito, dal costruttore di pagine che usi e da chi farà le traduzioni. Quelli che incontro più spesso:

  • WPML: plugin a pagamento, molto completo, gestisce pagine, articoli, menu, stringhe del tema e WooCommerce. È quello che uso più spesso sui siti con molte lingue;
  • Polylang: ha una versione gratuita nella directory di WordPress e una versione Pro; leggero, adatto a siti più semplici;
  • TranslatePress: ha una versione gratuita; si traduce guardando la pagina, comodo per chi non è tecnico;
  • Weglot: servizio in abbonamento con traduzione automatica e revisione da un pannello esterno; veloce da attivare, ma il costo cresce con le parole e le lingue.

Prezzi e limiti dei piani cambiano spesso: controllali sul sito ufficiale di ciascun plugin prima di scegliere. Ricorda che ogni plugin in più è codice da aggiornare: ne parlo nella guida su come aggiornare WordPress e in quella sui migliori plugin WordPress.

Come tradurre il sito, passo per passo

  1. fai un backup completo prima di installare il plugin;
  2. imposta la lingua principale, le lingue aggiuntive e la struttura degli indirizzi (es. sottocartelle);
  3. traduci prima le pagine che portano contatti: home, servizi, contatti, poi il resto;
  4. traduci anche gli slug: /en/rooms/ è meglio di /en/camere/;
  5. traduci menu, piè di pagina, moduli di contatto, messaggi di conferma ed email automatiche;
  6. scrivi title e meta description per ogni lingua, pensando a come cerca chi parla quella lingua;
  7. aggiungi il selettore di lingua in un punto visibile, anche da smartphone;
  8. controlla che il plugin generi i tag hreflang e che la sitemap contenga tutte le lingue;
  9. verifica in Search Console che le pagine tradotte vengano indicizzate.

Cosa tradurre oltre ai testi delle pagine

Le parti che si dimenticano più spesso sono quelle che non si vedono a colpo d’occhio:

  • i testi alternativi delle immagini e le didascalie;
  • i title e le meta description, che sono quello che la persona legge nei risultati di Google;
  • i messaggi di errore e di conferma dei moduli, le email automatiche e, per un e-commerce, le email degli ordini;
  • le pagine legali: privacy, cookie, condizioni di vendita o di prenotazione;
  • i dati strutturati e i testi del banner cookie.

Un controllo semplice: imposta il browser nella lingua straniera e fai il percorso di un cliente vero, dalla home al modulo di contatto, fino all’email di conferma. Tutto quello che trovi ancora in italiano va tradotto.

Le parole chiave in ogni lingua

Un turista inglese non cerca “holiday home Lipari” solo perché tu hai scritto “casa vacanze Lipari”: magari cerca “Lipari apartments” o “where to stay in Lipari”. Prima di scrivere title e titoli nelle altre lingue, verifica come cercano davvero le persone di quel paese, con gli stessi strumenti che usi per l’italiano. Le basi le trovi nella guida su come fare SEO.

Gli errori che vedo più spesso

  • tradurre le parole e non le ricerche: un turista tedesco non cerca la traduzione letterale delle tue parole chiave;
  • lasciare in italiano moduli, pulsanti e privacy: il cliente arriva fino in fondo e poi si blocca;
  • reindirizzare in automatico in base alla lingua del browser senza lasciare la scelta: può impedire a Google e agli utenti di vedere le altre versioni;
  • pubblicare traduzioni automatiche mai rilette su pagine importanti.

Un esempio dal mio lavoro

Per Eutierra, un glamping in Val di Noto, il sito è in inglese, italiano e tedesco: ho curato le traduzioni e collegato le versioni tra loro, perché la maggior parte degli ospiti arriva dall’estero. Per Relax e Oltre a Lipari ho usato WPML con italiano, inglese e francese.

Domande frequenti su come tradurre un sito WordPress

WordPress ha una funzione multilingua integrata?

No. WordPress traduce l’interfaccia di amministrazione, ma per avere i contenuti del sito in più lingue serve un plugin multilingua o un servizio esterno.

La traduzione automatica penalizza la SEO?

Google valuta la qualità dei contenuti, non come sono stati prodotti. Una traduzione automatica mai rivista però può contenere errori che peggiorano l’esperienza e la credibilità: sulle pagine importanti conviene rivederla.

Meglio sottocartelle o domini separati per le lingue?

Per la maggior parte delle PMI le sottocartelle (sito.it/en/) sono la scelta più semplice e solida. I domini separati hanno senso quando ti rivolgi a paesi diversi con offerte diverse.

Devo tradurre anche gli indirizzi delle pagine?

È consigliato. Uno slug nella lingua della pagina è più chiaro per l’utente e coerente con il contenuto, ad esempio /en/rooms/ invece di /en/camere/.

Posso tradurre anche un e-commerce WooCommerce?

Sì, i principali plugin multilingua supportano WooCommerce: vanno tradotti anche prodotti, categorie, attributi, email degli ordini e pagine di checkout.

Vuoi tradurre il tuo sito senza errori?

Aggiungo nuove lingue al tuo sito o ne realizzo uno multilingua, con traduzioni automatiche riviste o curate e una SEO pensata per ogni lingua.

Armando FerrandinoWeb designer e sviluppatore dal 2009. Realizzo siti web ed e-commerce per aziende e professionisti e scrivo guide pratiche su siti, SEO e vendite online.

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